Enzo Carli | Testimonianze e amici
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Testimonianze, io, gli amici

Con questo autore è possibile o meglio con le foto di questo autore si può parlare di significato e significante, di multimedialità..Una comunicazione concettuale la sua, che arriva attraverso percezioni,veicolate da un’analisi attenta che attrae..perchè si tratta di immagini inconsuete,diverse dalla foto pulite colorate, perfette con le quali la civiltà dei mass-media ci colpisce quotidianamente..(Deanna Spezi dalla Mostra:”Gianni Berengo Gardin e Enzo Carli”,1987).

 

Carli opera sui processi mentali in una creatività aperta come analisi. Esperimenta situazioni limite frammentando il reale,analizzandolo, riproducendolo come progetto dell’inconscio. Fotografare per lui diventa il linguaggio della possibilità, la qualità, la chiave di lettura dell’atto creativo in un sistema concettuale. Ribalta i valori tradizionali negando all’immagine il senso accademico: Le immagini si aprono l’una dentro l’altra come dinamica del pensiero dove movimento e luce sono istantaneità e durata in uno svilupparsi di significati (M. Giacomelli, 1991).

 

La mostra di Enzo Carli…rappresenta un profondo momento di riflessione sul consumo, sulla vera e propria fagocitazione dell’immagine …l’immagine e come una morsa, un crogiuolo di apparenti contraddizioni; l’illusione del concreto e l’ipnosi, la necessità biologica e il sogno, la sublimazione e il cancro, ma alla fine, come qui avviene, uno strumento di conoscenza, anzi di “riconoscenze” una natività(L.Erba da “Sistemi di significazione”, 1991).

 

Scoprire le opere di Enzo Carli è un’esperienza sconvolgente sia perl’uso del mezzo fotografico sia per l’affascinante riflessione sul linguaggio artistico. La capacità di piegare il mezzo tecnico ai voleri della fantasia e della ragione meraviglia quasi quanto lo scoprire che ogni opera è legata alle altre dallo stesso filo conduttore e dalla stessa linea di ricerca dell’arte contemporanea.(Silvana Paparoni da “Sistemi di significazione”, 1991).

 

Si tratta di opere diversamente datate dove emerge una ricerca sul linguaggio della fotografia inteso come campo di continua sperimentazione…doppie e sposizioni e interventi su una stampa resa volutamente lieve permettono di evocare sentimenti e giocare con la memoria in un modo che sa essere immediato e pungente..(R.Mutti.”L’amour fou”,1991 ).

 

I depositi memoriali si ritmano in riquadri ora più a fuoco, ora calati in un fasciame di chiari e di scuri, in spazi quasi invasi da lattei chiarori,da caligini e iridescenze, vibranti,eteree,luminescenti e fluidamente acquose. Le trasformazioni d’emergenza..verificano o almeno toccano le varie alternanze della mente di fronte ad una materia sentita e resa nelle sue oscillazioni e vibrazioni, nel suo consistere come infine nella pressione che ce la fa evincere.. (G.De Santi da “Fotografia. Luigi Bartolini rivisitato”, 1995).

 

Questo racconto dove l’uso quasi ossessivo del “mosso”, dello “sfocato”, del “sovraesposto”, della stratificazione dell’immagine,diventa la cifra connotativa ed evocativa di fantasmi che partono dalle zone più remote dell’io. Sono storie di amanti e di uomini soli,di donne che si affacciano alla realtà come brandelli di ricordi, di esseri umani che si portano dietro reperti della propria vita, inquadrature nell’inquadratura che si aprono come finestre su un presente che non vuole o non può dimenticare il proprio passato, poiché prima o poi si è chiamati a fare un bilancio con i propri sentimenti nello sforzo di recuperarne la dimensione perduta (A.Pellegrino da“Fotografia. Luigi Bartolini rivisitato”, 1995).

 

Le soluzioni adottate sono quelle che in maniera più efficace potevano esprimere la realtà di un momentaneo stato di inquietudine e disagio interiore, quindi indicative di una assoluto, per qunto innovativo, rigore formale (M. Renzi da “Adesso è la vita”, 2000).

 

Basti pensare che ogni sua realizzazione fotografica non riesce a prescindere dagli stati d’animo, dai luoghi vissuti e dalle stesse premesse teoriche che lo hanno spinto a cercare e risolvere queste immagini…l’attenzione al suo lavoro non può, a mio avviso, prescindere dal riscontro della costante opera di verifica condotta sulle possibilità da lui stesso accordate ed affidate alla fotografia(P. Pappalardo da “Adesso è la vita”,2000).

 

Les images Enzo Carli ne nous racontent aucune histoire et leur sens se ramène à presque rien. Leur force est de nous reconduire à cette part de nous même capable, à chaque instant, de nous faire voir le monde comme une merveille inattendue. Parfois dans l’œil de Carli, la réalité se cale sur elle-même, repose en son équilibre, s’harmonise. De même qu’il y a une logique des mots et des idées, il y a aussi une logique des formes et qui nous satisfait tout aussi profondément…(Jean Claude Lemagy, Archeologia dei Sentimenti, catalogo della mostra all’Ikona Gallery di Venezia,2009).

 

In un intrigo ordinato e leggero di relazioni psichiche e spirituali che dall’oggettività delle cose prende spunto per immettersi all’interno dei meandri dell’anima.. (Armando Ginesi, Archeologia dei Sentimenti, catalogo della mostra all’Ikona Gallery di Venezia,2009).
Le opere di Enzo Carli non solo raccontano di sé, parlando alle emozioni, ma catturano la mente per accompagnarla in un viaggio introspettivo che la fonde al cuore, facendo respirare l’anima, donandole ali fragili e forti per raggiungere l’anelito di poesia cui tutti bramano ma pochi riescono ad avvicinarsi..(Flavio Corradini rettore Università di Camerino in occasione della Mostra Archeologia dei Sentimenti 2013).

 

Archeologia dei sentimenti collocandosi fra l’ordine della struttura e quella dell’istante fermato, crea una sintesi equilibrata ed efficiente tra naturale e artificio e fra natura e società..(Mario De Tommasi, Archeologia dei Sentimenti,Edizioni Ideas 2013, Benevento).

 

Il tema centrale è quello della metamorfosi, nel senso che la fotografia è da Carli interpretata e vissuta come ricerca di immagini reali che si fanno conoscenza e poesia.. (Carlo Emanuele Bugatti, Archeologia dei Sentimenti,Edizioni Ideas 2013, Benevento).

 

Si sono interessati al suo lavoro, tra gli altri:

Mario Giacomelli, Jean Claude Lemagny, Ziva Kraus, Armando Ginesi, Lanfranco Colombo, Pietro Donzelli, Giuseppe Turroni, Rinaldo Pieri, Roberto Mutti, Enrico Mascilli Migliorini, Cesare Padovani, Silvana Paparoni, Umberto Piersanti, Luigi Erba, Corrado Gavinelli, Giocondo Ronconi, Giuseppe Berti, Rinaldo Prieri, Mariano Apa, Gualtiero De Santi, Alberto Pellegrino, Mario De Tommasi, Massimo Renzi, Pippo Pappalardo, Deanna Spezi, Aureliano Casali, Ferruccio Ferroni, Roberto Zuccalà, Carlo Emanuele Bugatti, Mauro Nemesio Rossi, Vincenzo Mirisola, Enrico Carli, Marina Benedetto, Nino Migliori, Attilio Gerbino, Sebastiano Favitta, Galliano Crinella, Enzo Zanni, Lisa Bernardini, Gustavo Milozzi.

Work shop, Senigallia 2008
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